La Compagnia è intitolata a San Giorgio per due motivi. Il primo è che è il patrono degli scout, scelto da Robert Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, come esemplare testimone delle virtù umane e cristiane che costituiscono “l’ideale scout del buon cittadino”. Il secondo è che è il simbolo del perfetto Cavaliere di Cristo: egli indica la via da seguire per affrontare con coraggio e fiducia le difficoltà, per dare speranza ad un mondo sempre sul punto di perderla, per ritrovare il cammino che conduce alla verità ponendosi alla sequela di Cristo. E’ l’uomo che non ha paura né di lottare contro il male né di accettare il martirio per testimoniare che solo la verità vale una vita.
 

UNA STORIA VERA

La vita di san Giorgio è avvolta nella leggenda, ma vicino a Tel Aviv, a Lydda, restano le sue tracce; lì ci sono una chiesa e i resti archeologici di una basilica cimiteriale a lui dedicati. Egli è morto tra il 300 ed il 303; la basilica è stata costruita dopo l’Editto di Costantino che nel 313 ammette il culto cristiano nell’Impero. Per la ricerca storica, occorrono tre coordinate: Nomen, locus, dies natalis: un luogo, un nome, un giorno. Il nomen è questo Giorgio che si estende nell’Oriente e nell’Occidente fino ad essere patrono di intere città e nazioni. Secondo la tradizione era figlio di Geronzio, persiano dell’Iran, e Policronia della Cappadocia, in Turchia. Il locus è Lydda, dove viene ucciso e si fa una basilica “ad corpus”, cioè sulla sua tomba. Il dies, la memoria liturgica, è il giorno del suo martirio. Ai primi cristiani non interessava la vita dei santi, valeva solo che avessero dato la propria vita per Cristo. Il dies natalis, cioè della nascita in cielo, è il 23 aprile. Il martirio di Giorgio è avvenuto nell’ultima persecuzione di Diocleziano, il quale per garantire l’unità dell’impero volle purificare l’esercito temendo che i cristiani potessero dimostrarsi inaffidabili. Giorgio ne fu vittima.

 

L’ICONA E IL MITO

L’iconografia che lo rappresenta in lotta con il drago, per liberare una fanciulla, non appare nei primi secoli ma solo dopo l’avvento dei Crociati; può essere stata reinterpretata una vecchia iconografia pagana, per dare a Giorgio l’immagine del perfetto cavaliere cristiano, spinto da motivazioni etiche e religiose. Giorgio proteggeva una creatura indifesa: questa poteva rappresentare la Terra Santa, preda dell’islam, oppure la Chiesa, ovvero la cristianità da difendere dagli infedeli o dal Maligno, oppure i deboli ed i poveri, secondo l’etica cavalleresca. L’immagine più amata tra gli ortodossi è quella che lo vede su un cavallo bianco che colpisce il drago, quale principe e cavaliere cristiano preso a simbolo della grazia e della bellezza che vincono il Male.

 

IL CULTO

Il culto nasce a Gerusalemme: nel VI° secolo, Giorgio diviene patrono di Betlemme. Nello stesso secolo, a Gerico gli viene dedicato un monastero ed a Magonza Venanzio Fortunato celebra in una chiesa a suo nome. A Roma gli vengono dedicate Porta San Sebastiano e la Chiesa di san Giorgio in Velabro. Ferrara lo sceglie come Patrono e gli dedica la Cattedrale. A Bisanzio viene fondato l’Ordine Costantiniano dei Cavalieri di San Giorgio, ereditato dai Borbone di Napoli e tuttora attivo. San Giorgio è venerato anche oggi in Russia, è il patrono di Mosca e la sua Croce svetta sulle Basiliche del Cremilino spezzando la mezzaluna. Il culto di Giorgio si diffonde nel Regno dei Franchi ed in Inghilterra; qui la festa di san Giorgio è festa nazionale e viene istituito l’Ordine di san Giorgio; la Croce di San Giorgio, rossa in campo bianco, fa parte della bandiera del Regno Unito. San Giorgio è stato un emblema positivo per generazioni e generazioni.